Come guidare l’Università di Pisa tra i primi 100 atenei del mondo

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Photo credits Gunther Hagleitner from Flickr

Guidare l’Università di Pisa tra i primi 100 atenei del mondo nelle classifiche internazionali è uno dei miei obiettivi di governo. Ecco come si può fare.

Non serve dire che le classifiche internazionali sono sbagliate o inutili. Tutti le guardano. Tutti sbandierano i risultati che ottengono se sono positivi.

Le classifiche di rilievo sono tre. ARWU (Shanghai Ranking) ci vede in posizione 151-200, ed è quella più stabile, perché ha una forte memoria storica. Nella classifica QS (Quacquarelli Symonds) siamo in posizione 367, con piazzamenti tra i primi 100 e i primi 400 in sole 13 discipline su 42. Nella classifica THE (Times Higher Education) siamo in posizione 470. Siamo scesi molto negli ultimi anni nelle classifiche QS e THE, per vari motivi, ma possiamo risalire più facilmente perché i risultati recenti contano di più.

È fondamentale agire su tre piani diversi, con diversi orizzonti temporali, costituendo una task force permanente su ranking e miglioramento.

  1. L’analisi e la verifica dei parametri dei ranking sono necessarie per le classifiche QS e THE, per fornire dati coerenti con la definizione dei parametri e nell’interesse della reputazione dell’Ateneo. Verificare con cura i dati forniti può avere effetti enormi: per esempio il Politecnico di Dresda, in Germania, è balzato dalla posizione 251-275 della classifica THE nel 2014, alla posizione 135 nel 2015.
  2. Rilanciare la qualità e la quantità della ricerca di tutti con un reale supporto istituzionale e segnalando chiaramente che si tratta di una priorità per l’Ateneo. Le classifiche valutano la produzione scientifica media per docente e il numero totale di citazioni. Abbiamo bisogno di creare una struttura di supporto vera e robusta per i finanziamenti competitivi europei, che trasformi in senso istituzionale “l’arte” di acquisire risorse di molti colleghi. Dobbiamo segnalare la priorità della ricerca con riconoscimenti di merito e incentivi economici ai docenti di maggiore successo e dando maggiore peso ai risultati e agli obiettivi della ricerca nella distribuzione delle risorse e nel reclutamento. Il reclutamento di docenti dall’esterno, necessario per legge, deve essere usato per dare forza all’Ateneo con un meccanismo che non sottragga risorse, neanche indirettamente, al meritato sviluppo di carriera di coloro in servizio.
  3. Elevare il prestigio e il “brand” del nostro Ateneo attraverso un forte potenziamento della comunicazione, delle relazioni istituzionali e delle attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico in collaborazione con altre università di prestigio e imprese. La classifica QS attribuisce il 50% del punteggio complessivo sulla base di un grande sondaggio che coinvolge decine di migliaia di docenti universitari e datori di lavoro in tutto il mondo. La classifica THE attribuisce a sondaggi simili su ricerca e didattica un peso totale del 33%. Il nostro Ateneo deve essere citato più spesso e per più discipline nell’ambito del sondaggio.

In conclusione, mi aspetto che i risultati dell’azione 1 arrivino entro uno-due anni e debbano essere conservati con attenzione nel seguito del mandato, mentre i risultati delle azioni 2 e 3 siano visibili a partire dal terzo anno e aumentino mantenendo l’impegno nel tempo.

 

One thought on “Come guidare l’Università di Pisa tra i primi 100 atenei del mondo”

  1. Fai bene a indicare come meta il mare aperto delle prime cento università: per retaggio e potenzialità è quello lo spazio che il nostro ateneo deve saper dominare. Un programma convincente ed ambizioso ma controllabile nei suoi esiti. Gli altri candidati dovranno misurarsi sulle mete che hai indicato.

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