Eccezione Italia

Di nuovo sull’uso delle capacità delle persone nel lavoro. Questa figura è estratta dal rapporto Skills Outlook 2013 dell’OCSE: indica per ogni paese l’uso della capacità di lettura nel lavoro e la produttività di ogni ora lavorata (ho aggiunto un cerchietto rosso intorno al dato corrispondente all’Italia).

L’Italia sembra proprio un’eccezione, un “outlier” statistico. Questo dato è consistente con quello che mostravo pochi giorni fa sul sottoimpiego dei lavoratori italiani, ed è una cosa di cui sono convinto. Mi sorprende il fatto che non si rifletta in una penalizzazione sulla produttività, ma non riesco a darmi una spiegazione evidente e vorrei capire meglio come sono stati raccolti i dati.

labour_productivity_and_reading_skills

4 thoughts on “Eccezione Italia”

  1. In effetti è l’aspetto un po’ delicato. La valutazione delle capacità linguistiche, matematiche, ICT e di soluzione di problemi si basa su test a più di centomila persone in tutta Europa. La valutazione dell’uso nel lavoro si basa su una serie di domande alle stesse persone. Poi i dati vengono corretti per tenere conto della differenze tra il campione degli intervistati e la popolazione nazionale. È un lavoro mastodontico e solo il manuale con i dettagli del metodo è più di 1200 pagine (https://www.oecd.org/skills/piaac/PIAAC_Technical_Report_2nd_Edition_Full_Report.pdf) .

    Verificare il metodo da lettore mi pare arduo. A me colpisce il fatto che l’Italia sia molto fuori dalla statistica, tanto da alterare fortemente la retta di fitting. Se non ci fosse l’Italia, la retta sarebbe molto più ripida e molto più a destra.

    Dal punto di vista del mestiere, mi sorprende che in presenza di un outlier così evidente non ci sia un commento o una giustificazione specifica nel rapporto.

  2. Quindi, se capisco bene, in Italia vengono “riscontrate/sfruttate” poco le abilità professionali e, ciononostante, la produttività resta abbastanza alta (pari a quella del Canada, Finlandia, Inghilterra e meglio del Giappone). Mi chiedo: siamo sempre di fronte alla tradizionale “arte di arrangiarsi” degli italiani?

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