La ricerca che cambia il mondo

Scienza e tecnologia hanno sempre avuto confini molto sfumati. Provare a spiegarne la differenza a un’adolescente curiosa può essere causa d’imbarazzo anche per uno scienziato di mezza età . Si cade facilmente in contraddizione. Si finisce per non essere completamente convinti di quello che si dice. A me piace dire che – sebbene ormai usino mezzi e tecniche simili – la scienza vuole cambiare la nostra visione del mondo, e la tecnologia vuole cambiare il mondo. Ma tendo a confondere le due cose.

Il bello è che spesso scienza e tecnologia sono tutt’uno. Prendiamo il Nobel per la fisica 2009, assegnato per metà  a CharlesKao, per ricerche fondamentali nel campo delle fibre ottiche, e per metà  a Willard Boyle e George Smith, per l’invenzione del sensore CCD, su cui sono basate tutte le moderne fotocamere e telecamere digitali. Sono temi di importanza assoluta: le fibre ottiche e le immagini digitali tengono letteralmente il mondo insieme.

Elettronica e fotonica sono scienze “dure”, tecnologie che trasformano il mondo, settori industriali strategici per un Paese grande e forte. Ogni riduzione a una sola categoria è semplicemente sbagliata.

Le ricerche premiate con il Nobel 2009 sono state svolte in grandi laboratori Industriali, in quelli che erano i Bell Labs della americana AT&T per i CCD, e i laboratori Standard Telecommunications nel Regno Unito per le fibre ottiche. Erano laboratori sostenuti dai profitti dei giganti monopolisti delle telecomunicazioni. Avevano le risorse (e il senso di responsabilità  derivante dal privilegio) per finanziare ricerca di altissimo livello, senza fare distinzioni tra scienza di base e ingegneria. Da mecenati, incoraggiavano e promuovevano il meglio e il bello.

Ma quel tempo è finito. La necessaria abolizione dei monopoli e l’avvento del supercapitalismo, come lo chiama Robert Reich nel suo recente bellissimo libro, hanno avuto come effetto collaterale l’estinzione dei grandi laboratori industriali. Anche i Bell Labs sono ridotti al lumicino. Due anni dopo la sentenza che smembrava la AT&T nel 1984, George Smith è stato praticamente prepensionato.

Nel nostro Paese abbiamo avuto i monopoli ma rarissimi casi di laboratori industriali d’eccellenza. Il guaio è che scienza e ingegneria sono spesso viste in modo antitetico. È un enorme handicap culturale: formiamo giovani scienziati che si concentrano solo sulla ricerca di base rinunciando a cambiare il mondo, e spesso anche a trovare opportunità di carriere interessanti fuori dell’ambiente accademico. L’investimento tipico delle aziende industriali in ricerca è trascurabile, con rovinose conseguenze per la loro stessa sopravvivenza e per lo sviluppo economico del Paese. L’handicap è aggravato da un sistema della ricerca pubblica poco competitivo e privo di metriche di rilievo, che considera la scienza applicata altro rispetto alla scienza pura.

E invece, la ricerca più bella e più rilevante è grande scienza “pura” e grande tecnologia. Ci fa capire il mondo, ci fa cambiare il mondo in meglio, ci fa più ricchi.