Then, liquid cooling in data centers

With Google’s Tensor Processing Units (version 3). Full article
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Ma il senso è un altro

Questa foto da qualche giorno gira sui social network. È Jeff Bezos alla sua scrivania, nel 1999. E il significato che viene dato nei commenti alla foto è: “anche se tutto sembra andare male, non devi arrenderti mai“. 19 anni dopo, Bezos è l’uomo più ricco del mondo.

Ma il senso della foto è diverso: “anche se sei sulla carta uno degli uomini più ricchi del mondo, rimani frugale e non smettere di pedalare“. Nel 1999 Amazon valeva già 30 miliardi di dollari, era quotata in borsa da più di due anni e Bezos possedeva circa un quarto delle azioni. Altro che non arrendersi mai, stava già vincendo tutto. La foto è tratta dal servizio che fece il programma CBS 60 minutes nel quartier generale di Amazon a Seattle. L’understatement è completamente intenzionale. Il servizio completo è qui sotto.

Perfect films

David Mamet’s in Bambi vs Godzilla on the perfect films:

They start with a simple premise and proceed logically, and inevitably, toward a conclusion both surprising and inevitable.

This is really universal: it works also for the perfect scientific papers and the perfect jokes.

Four podcast links to start the new year

I love listening to podcasts while driving, running, or doing chores. Here I just want to share a few links to some recent episodes I really enjoyed.

  1. Season 2 of Malcolm Gladwell’s podcast Revisionist History is fantastic. The Basement Tapes is one of my preferred episodes [link]. Deep, thoughtful, surprising, and perfectly done. At the level of some of the best stories in The Tipping Point [link]
  2. Episodes 14 and 15 of Reed Hoffman’s Masters of Scale podcast, with a long interview with Barry Diller [link].
  3. The Ezra Klein long interview with Paul Krugman on politics, Trump, incentives [link]
  4. Episode 131 of the Exponent Podcast [link] where Ben Thompson and James Allworth discuss disruption and the critical differences between today’s world and the scenario discussed in Clayton Christensen’s classic book The Innovator’s Dilemma [link]

Improbabile Rock Star

Ecco, secondo me tutta la stoffa di Phil Collins si vede nel Live Aid dell’85.

Con una luce impietosa, un abbigliamento ridicolo, la fama da traditore del rock vero, dei capelli tristissimi, delle riprese quasi oscurate, un assolo con uno strumento che non è il suo e che suona con tre dita (facendo anche qualche sbaglio), propone una canzone perfetta come Against All Odds. E spacca.

Phil Collins è tornato a 65 anni con una serie di concerti, un album di singoli, e un’autobiografia. Roba da ragazzi anni ’80, comunque. Ho provato a far vedere il video alle bimbe ma con loro non funziona neanche un po’.

La calma e la forza

lacalmaelaforza

Ho inviato stasera un messaggio a tutti i colleghi del personale docente, tecnico e amministrativo dell’Università di Pisa. Il testo è qui sotto.

Care colleghe e cari colleghi, 

non vi scrivo per commentare la mozione approvata ieri dal Consiglio di Amministrazione della nostra Università.

Vi scrivo perché sono convinto, come candidato alla carica di Rettore, che sia mio dovere intervenire per dire quale sarà il primo  obiettivo che mi porrò una volta eletto: annullare questa mozione e ogni azione discriminatoria e punitiva nei confronti dei partecipanti all’astensione temporanea dalle procedure VQR.

Scrivo con la calma e la forza che derivano dalla consapevolezza che non esistono forme di protesta perfette. L’astensione dalla VQR è una protesta serena e civile, non crea disagio a studenti e colleghi di lavoro, non può creare danni economici se l’Università stessa e i Rettori dimostrano un minimo di compattezza.

I Rettori potrebbero difendere la ricerca italiana in modo molto più efficace chiedendo con fermezza alla Ministra Giannini – anche tramite gli organi di stampa – un rinvio dei termini della VQR, sulla base dell’evidenza che una valutazione della ricerca fatta con una protesta in corso sarebbe completamente falsata. Misurerebbe il livello della protesta, non la qualità della ricerca.

Sarebbe – quello sì – uno spreco di denaro pubblico.

Sarebbe – infine – una cosa fatta male tanto per farla, a danno dell’ANVUR, del Ministero, del Paese.

Buona serata

Giuseppe Iannaccone 

La ricerca italiana vuole rispetto, attenzione e risorse

Questo è un mio commento pubblicato il 14 o il 15 febbraio scorso in molti quotidiani locali del Gruppo l’Espresso (questo il link all’articolo sul sito de Il Tirreno del 14 febbraio). Riporto il testo qui sotto.

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La ricerca italiana è in uno stato di forte eccitazione. È spesso nel flusso delle notizie: una petizione pubblica molto partecipata, fiammate polemiche su facebook, una protesta realizzata con l’astensione dalla valutazione della qualità della ricerca (la VQR), una forte emozione e una campagna di comunicazione formidabile per l’osservazione diretta delle onde gravitazionali.

C’è un motivo profondo: la ricerca italiana vuole attenzione e rispetto. Più risorse, da usare meglio. È veramente la linea del Piave per la ricerca. Resistere per rimanere tra i grandi paesi, o retrocedere nel mucchio.

Vediamo i numeri: La media dei paesi OCSE finanzia la ricerca nazionale con il 2.36% del PIL, mentre l’Italia con l’1.26% del PILL’Italia ha l’ottavo PIL del mondo ed è una grande potenza scientifica: ottava per citazioni, settima per fattore h (due comuni misure bibliometriche).

Ma dall’interno è chiaro che questa ottima posizione non è sostenibile se non arriva una svolta vera da parte del Governo nei confronti della ricerca. Per questo l’agitazione.

La petizione su change.org di Giorgio Parisi, uno dei più noti fisici teorici del mondo, segue una lettera di 69 scienziati italiani sulla rivista Nature. Chiede all’Unione Europea di spingere i governi nazionali a mantenere il finanziamento della ricerca a un livello superiore alla semplice sopravvivenza. Parisi e gli altri fanno notare che l’Italia ha contribuito al settimo programma quadro di ricerca e sviluppo della Commissione Europea, da poco concluso, con 900 milioni di euro. La ricerca italiana è riuscita a conquistarne solo i due terzi. Sottofinanziare la ricerca scientifica la indebolisce anche nella competizione per risorse internazionali.

Il caso dell’European Research Council è emblematico. Sono usciti da poco i risultati dei prestigiosi “consolidator grant”: 300 ricercatori finanziati per progetti di ricerca pluriennali di circa 2 milioni di euro l’uno. Ben 30 sono di nazionalità italiana, ma 18 di essi useranno il finanziamento in altre nazioni europee. Dove già lavorano o dove porteranno una dote cospicua per accelerare la propria carriera. Complimenti a tutti loro, e un voto negativo per l’attrattività del sistema nazionale.

In queste settimane fa notizia l’astensione dalla VQR dei docenti universitari che chiedono il riconoscimento, almeno ai fini dell’anzianità di carriera, degli ultimi 5 anni di blocco dello stipendio. La protesta è supportata da una base molto ampia e include scienziati di grande valore.

La valutazione della qualità della ricerca è fondamentale per un migliore uso delle risorse. La procedura è molto sensibile e basta un’astensione di pochi punti percentuali per inficiare la valutazione e renderla inutilizzabile dal punto di vista tecnico e conoscitivo. La VQR finirebbe per misurare solo il livello della protesta.

La ricerca italiana può superare questo momento con successo, perché la situazione è seria ma non compromessa. Con umiltà, mi permetto di dire che sarebbe un bel segnale di attenzione da parte della Ministra Giannini riconoscere la situazione e rinviare la VQR di alcuni mesi, in modo da recuperare la serenità necessaria per discutere e affrontare le istanze della ricerca e dei ricercatori italiani, nella prospettiva di rafforzare il Paese.

(photo credits: l’immagine è stata estratta dal sito di EGO)

L’Università di Pisa e le classifiche

Le classifiche internazionali sono tutte discutibili. Le metodologie contengono pesi che ci sembrano non appropriati, parametri non ragionevoli. E sicuramente mancano fattori importanti.

Però.

Quando classifiche diverse, basate su metodologie diverse, piazzano l’Università consistentemente fuori dalla top 5 in Italia, non si può essere contenti.

Questa è la tabella della posizione dell’Università di Pisa nelle più note classifiche internazionali e nazionali. Nella seconda colonna c’è la posizione nella classifica internazionale. Nella terza la posizione nella classifica ridotta nazionale.

tabella_ranking

Voglio concentrarmi sulle posizioni nazionali. Le altre università italiane sono soggette agli stessi tagli da parte dei Ministeri, alla stessa normativa. La classifica limitata alle università italiane è quindi dovuta alle politiche delle singole università.

Come si può notare, c’è una seconda posizione per Pisa! Beh, non è una contraddizione con quanto scrivo sopra. Come vedremo, nasconde un problema serio.

Se consideriamo le classifiche nazionali, che considerano poco la ricerca, Pisa è in posizione 24 per il Sole 24 ore, e in posizione 22 per la grande guida Censis-La Repubblica.
Le classifiche internazionali sono più generose. Considero solo le quattro più conosciute, e tutte valutano Pisa un po’ meglio delle classifiche nazionali. La classifica Times Higher Education (THE) ci pone in posizione 19 tra le italiane (a parità con altre), la CWUR in posizione 8, Quacquarelli Symonds (QS) in posizione 7, e infine la classifica di Shanghai (ARWU) in posizione n. 2 tra le italiane, dopo la Sapienza di Roma.

Il secondo posto nazionale nella classifica ARWU nasconde un problema: è basato tutto sul passato.

Infatti, dei parametri che compongono il punteggio ARWU, due considerano gli Award. Un 10% del punteggio totale è attribuito sulla base degli ex-studenti che hanno ricevuto un Nobel o una medaglia Fields. Un 20% sulla base dei docenti che hanno ricevuto Nobel e medaglie Fields mentre erano in servizio.

Sono situazioni molto elitarie che spingono Pisa in alto, perché sono parametri per cui Pisa è prima in Italia. Fermi e Rubbia sono ex-studenti dell’Università di Pisa premiati con il Nobel per la Fisica (ancora contano). Bombieri ha ricevuto la medaglia Fields nel 1974, mentre era professore di analisi matematica presso l’Università di Pisa (dal 1966 al 1974).

C’è anche una classifica ridotta, sempre sul sito ARWU, che esclude gli Award, e valuta solo i rimanenti parametri, basati sul presente. In questa classifica ridotta, UniPI è nella posizione n. 12 in Italia.

La sensazione forte è che l’Università sia una signora di antica nobiltà, decaduta. Un grande passato, ma un presente da mezza classifica.

La tradizione è prestigiosa ma da sola non basta. Il territorio ha una concentrazione unica di ricerca e ricercatori, ma non basta.

È la politica dell’Ateneo che deve essere davvero ambiziosa ed elevare la qualità e il prestigio dell’Università in ogni singolo aspetto e in ogni area disciplinare.

La guida dell’Ateneo deve essere ambiziosa e determinata, per rendere Pisa un’Università leader in Italia e inserirla nella mappa delle grandi università del mondo.

Le classifiche – poi – si aggiusteranno da sole.

Cosa penso del boicotaggio della VQR e cosa farò se sarò eletto Rettore

Seize the Day

Ho ricevuto dalla collega Anna Iuliano e da altri colleghi la richiesta di esprimere la mia posizione sul tema della protesta per il mancato riconoscimento ai fini giuridici del periodo 2011-2015, attuata attraverso l’astensione dalle procedure VQR. La richiesta è stata inviata anche ad altri candidati alle prossime elezioni per il Rettore (la lettera è integralmente riportata in calce a questo messaggio).

Ringrazio per la domanda e per l’attenzione e rispondo molto volentieri, in modo pubblico.

La mia posizione sulla protesta e sull’astensione dalla VQR

Ho aderito alla protesta firmando la lettera insieme a 66 colleghi del mio Dipartimento (sui 79 del DII) il 3 febbraio scorso e astenendomi dalle procedure VQR. La partecipazione del DII – un dipartimento forte nella ricerca – è stata ampia e convinta.

Ho pubblicato un mio intervento nello stesso giorno “Prima il rispetto, poi la valutazione” in cui spiego il mio punto di vista (mi piace essere valutato, ma voglio essere rispettato). Il post è qui, per chi lo vuole leggere, ed è stato citato ieri da La Nazione.

Ho scritto nel mio programma il 18 gennaio, al punto #2 della lista, che il Rettore deve prendere “una posizione decisa nel dibattito pubblico a favore delle istanze giuste provenienti dalla comunità universitaria e dal Paese”.

È mia abitudine essere esplicito e mettermi direttamente in gioco. Quindi chiedo: gli altri candidati hanno aderito alla protesta e si sono astenuti dalla VQR? o no?

Il mio atteggiamento nei confronti dei partecipanti alla protesta, se sarò eletto Rettore

Proporrò con convinzione agli Organi di far cadere i provvedimenti punitivi nei confronti di coloro che si astengono dalle procedure VQR (punto 3 della delibera del Senato Accademico n. 170 del 7 ottobre 2015, che conferma la delibera del SA n. 245 del 26 ottobre 2011).

Tali provvedimenti non tengono conto del fatto che oggi l’astensione sia la forma prescelta per la protesta, e non una semplice inadempienza. Sono pertanto incompatibili con un Rettore e un governo dell’Ateneo che vogliano supportare le giuste istanze della comunità universitaria.

Verso il ministero e l’ANVUR, chiederò pubblicamente e con forza che le istanze dei docenti siano accettate e che la valutazione sia sospesa finché le condizioni non consentano un esercizio sereno. La valutazione è una misura del sistema: il meccanismo VQR previsto, con la protesta in corso, darebbe una misura totalmente falsata, e pertanto dannosa e inutile, della ricerca universitaria. Misurerebbe soltanto l’adesione alla protesta.

Il testo della lettera ricevuta

Da: Anna Juliano (anna.iuliano@unipi.it) – 4 febbraio 2016

Egregi Professori,

siamo parte di un gruppo che coordina a livello locale l’iniziativa del Prof. Ferraro contro il blocco degli scatti stipendiali per l’anno 2015 ed il mancato riconoscimento ai fini giuridici del quadriennio 2011-14. Questa protesta ha come modalità l’astensione dalle procedure VQR fino a quando le legittime richieste della docenza universitaria non saranno recepite dal governo.

Ci rivolgiamo a voi in quanto avete espresso al corpo elettorale la volontà di candidarvi alla carica di Rettore e vi chiediamo di esprimere, mediante un messaggio a tutti i docenti dell’ateneo, la vostra posizione su questo tema e quale sarebbe il vostro atteggiamento, qualora foste eletti, nei confronti di coloro che si asterranno dal partecipare alla valutazione.

In allegato trovate la lettera aperta del Prof. Mazzarella al Presidente della Repubblica ed un articolo uscito sul Fatto su questo tema.

Confidando nella vostra collaborazione,

Michele Barsanti
Carlo Bibbiani
Susi Burgalassi
Antonella Del Corso
Francesca Fedi
Alfredo Ferrarin
Filippo Giannetti
Anna Iuliano
Paolo Luschi
Salvo Marcuccio
Umberto Mura
Sergio Pinna
Silvia Venturi
Alessandra Veronese
Stefania Zanforlin
Maria Angela Zumpano

Prima il rispetto, poi la valutazione.

Diem-4

A me piace essere valutato. Ma prima voglio essere rispettato.

Oggi 66 colleghi ed io (sui 79 del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa) abbiamo scritto al Rettore che boicotteremo la valutazione della qualità della ricerca (la VQR), finché non verrà riconosciuta l’anzianità di servizio maturata degli anni 2011-2015, durante i quali gli stipendi dei docenti universitari sono stati bloccati (la lettera è questa).

Tutte le categorie del pubblico impiego che hanno subito un blocco dello stipendio negli anni passati hanno poi visto il riconoscimento dell’anzianità pregressa.

Tranne i docenti universitari.

È grave ed è un segno di disprezzo per la nostra categoria.

Dopo il riconoscimento di queste giuste istanze, interromperemo il boicottaggio.

Perché i miei colleghi ed io non siamo contrari alla valutazione. Durante la scorsa VQR (2006-2010) il mio Dipartimento è finito nel top 10% dei dipartimenti di Ingegneria Industriale e dell’Informazione (nella distribuzione virtuale di Poggi – i freak della valutazione come me sanno che vuol dire).

Sapete a quanti tipi di valutazione mi sottopongo, spesso volontariamente (come me molti colleghi, più di ogni altra categoria tranne gli sportivi di professione)? Guardate quest’elenco semiserio, sapete che mi piacciono le liste.

  1. Valutazione bibliometrica: Citation report del database Web of Science -Thomson Reuters
  2. Valutazione bibliometrica: Citation report del database Scopus (solo su abbonamento)
  3. Valutazione bibliometrica automatica: Google Scholar
  4. Valutazione degli studenti sulla didattica (per ogni corso che facciamo).
  5. Valutazione degli utenti YouTube su i video delle mie lezioni dal 2013 ad oggi (quasi 300 ore di video, in presa diretta con le papere e tutto il resto)
  6. Valutazione tra pari del comitato per la selezione dei Fellow dell’American Physical Society.
  7. Valutazione tra pari del comitato per la selezione dei Fellow dell’Institute of Electronics and Electrical Engineers.
  8. Classifica dei Top Italian Scientists (automatica)
  9. Ranking di ResearchGate.net (un bellissimo social network di ricercatori).
  10. Elezione a Rettore dell’Università di Pisa (tra qualche mese). Più valutazione di così!