L’impatto di COVID19 sulla mortalità

Ormai abbiamo capito che i dati sui contagi, sui ricoveri in terapia intensiva e sui morti per coronavirus in diverse nazioni non sono comparabili, per la differenza delle politiche sanitarie e dei criteri di calcolo.

Allora può essere utile guardare la variazione della mortalità complessiva in ogni paese europeo fino alla settimana scorsa. I grafici nel seguito mostrano la deviazione dalla media della mortalità settimanale normalizzata sulla deviazione standard, che viene monitorata in ogni paese europeo e fornita da euromomo https://www.euromomo.eu/outputs/zscore_country_total.html)

L’effetto è stato più pronunciato rispetto alle influenze degli inverni 2016-2017 e 2017-2018, ma fortunatamente il lockdown ha funzionato ovunque e l’impatto sulla mortalità nazionale è stato limitato.

Anche i dati di mortalità complessiva confermano che l’effetto è stato più forte in Belgio, Francia, Italia, Olanda, Spagna, Inghilterra, come ci dicono i media. Impatto medio in Svezia e Svizzera. Trascurabile in tutti gli altri stati europei.

Non solo Germania e Austria hanno gestito bene (dubbi sul conteggio diverso dei morti non sono rilevanti), ma anche Grecia e Portogallo, con sistemi sanitari confrontabili al nostro meridione, hanno ottenuto ottimi risultati con un lockdown anticipato ma soft.

Education on a global scale

As usual, super-interesting set of data on Global Education in “Our World in Data”. A very interesting figure is shown below, from a UNICEF report on Education, on the direct cost of education directly paid by families. All other data can be found at the original link here.

Then, liquid cooling in data centers

With Google’s Tensor Processing Units (version 3). Full article
here

Ma il senso è un altro

Questa foto da qualche giorno gira sui social network. È Jeff Bezos alla sua scrivania, nel 1999. E il significato che viene dato nei commenti alla foto è: “anche se tutto sembra andare male, non devi arrenderti mai“. 19 anni dopo, Bezos è l’uomo più ricco del mondo.

Ma il senso della foto è diverso: “anche se sei sulla carta uno degli uomini più ricchi del mondo, rimani frugale e non smettere di pedalare“. Nel 1999 Amazon valeva già 30 miliardi di dollari, era quotata in borsa da più di due anni e Bezos possedeva circa un quarto delle azioni. Altro che non arrendersi mai, stava già vincendo tutto. La foto è tratta dal servizio che fece il programma CBS 60 minutes nel quartier generale di Amazon a Seattle. L’understatement è completamente intenzionale. Il servizio completo è qui sotto.

Perfect films

David Mamet’s in Bambi vs Godzilla on the perfect films:

They start with a simple premise and proceed logically, and inevitably, toward a conclusion both surprising and inevitable.

This is really universal: it works also for the perfect scientific papers and the perfect jokes.

Four podcast links to start the new year

I love listening to podcasts while driving, running, or doing chores. Here I just want to share a few links to some recent episodes I really enjoyed.

  1. Season 2 of Malcolm Gladwell’s podcast Revisionist History is fantastic. The Basement Tapes is one of my preferred episodes [link]. Deep, thoughtful, surprising, and perfectly done. At the level of some of the best stories in The Tipping Point [link]
  2. Episodes 14 and 15 of Reed Hoffman’s Masters of Scale podcast, with a long interview with Barry Diller [link].
  3. The Ezra Klein long interview with Paul Krugman on politics, Trump, incentives [link]
  4. Episode 131 of the Exponent Podcast [link] where Ben Thompson and James Allworth discuss disruption and the critical differences between today’s world and the scenario discussed in Clayton Christensen’s classic book The Innovator’s Dilemma [link]

Improbabile Rock Star

Ecco, secondo me tutta la stoffa di Phil Collins si vede nel Live Aid dell’85.

Con una luce impietosa, un abbigliamento ridicolo, la fama da traditore del rock vero, dei capelli tristissimi, delle riprese quasi oscurate, un assolo con uno strumento che non è il suo e che suona con tre dita (facendo anche qualche sbaglio), propone una canzone perfetta come Against All Odds. E spacca.

Phil Collins è tornato a 65 anni con una serie di concerti, un album di singoli, e un’autobiografia. Roba da ragazzi anni ’80, comunque. Ho provato a far vedere il video alle bimbe ma con loro non funziona neanche un po’.

La calma e la forza

lacalmaelaforza

Ho inviato stasera un messaggio a tutti i colleghi del personale docente, tecnico e amministrativo dell’Università di Pisa. Il testo è qui sotto.

Care colleghe e cari colleghi, 

non vi scrivo per commentare la mozione approvata ieri dal Consiglio di Amministrazione della nostra Università.

Vi scrivo perché sono convinto, come candidato alla carica di Rettore, che sia mio dovere intervenire per dire quale sarà il primo  obiettivo che mi porrò una volta eletto: annullare questa mozione e ogni azione discriminatoria e punitiva nei confronti dei partecipanti all’astensione temporanea dalle procedure VQR.

Scrivo con la calma e la forza che derivano dalla consapevolezza che non esistono forme di protesta perfette. L’astensione dalla VQR è una protesta serena e civile, non crea disagio a studenti e colleghi di lavoro, non può creare danni economici se l’Università stessa e i Rettori dimostrano un minimo di compattezza.

I Rettori potrebbero difendere la ricerca italiana in modo molto più efficace chiedendo con fermezza alla Ministra Giannini – anche tramite gli organi di stampa – un rinvio dei termini della VQR, sulla base dell’evidenza che una valutazione della ricerca fatta con una protesta in corso sarebbe completamente falsata. Misurerebbe il livello della protesta, non la qualità della ricerca.

Sarebbe – quello sì – uno spreco di denaro pubblico.

Sarebbe – infine – una cosa fatta male tanto per farla, a danno dell’ANVUR, del Ministero, del Paese.

Buona serata

Giuseppe Iannaccone 

La ricerca italiana vuole rispetto, attenzione e risorse

Questo è un mio commento pubblicato il 14 o il 15 febbraio scorso in molti quotidiani locali del Gruppo l’Espresso (questo il link all’articolo sul sito de Il Tirreno del 14 febbraio). Riporto il testo qui sotto.

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La ricerca italiana è in uno stato di forte eccitazione. È spesso nel flusso delle notizie: una petizione pubblica molto partecipata, fiammate polemiche su facebook, una protesta realizzata con l’astensione dalla valutazione della qualità della ricerca (la VQR), una forte emozione e una campagna di comunicazione formidabile per l’osservazione diretta delle onde gravitazionali.

C’è un motivo profondo: la ricerca italiana vuole attenzione e rispetto. Più risorse, da usare meglio. È veramente la linea del Piave per la ricerca. Resistere per rimanere tra i grandi paesi, o retrocedere nel mucchio.

Vediamo i numeri: La media dei paesi OCSE finanzia la ricerca nazionale con il 2.36% del PIL, mentre l’Italia con l’1.26% del PILL’Italia ha l’ottavo PIL del mondo ed è una grande potenza scientifica: ottava per citazioni, settima per fattore h (due comuni misure bibliometriche).

Ma dall’interno è chiaro che questa ottima posizione non è sostenibile se non arriva una svolta vera da parte del Governo nei confronti della ricerca. Per questo l’agitazione.

La petizione su change.org di Giorgio Parisi, uno dei più noti fisici teorici del mondo, segue una lettera di 69 scienziati italiani sulla rivista Nature. Chiede all’Unione Europea di spingere i governi nazionali a mantenere il finanziamento della ricerca a un livello superiore alla semplice sopravvivenza. Parisi e gli altri fanno notare che l’Italia ha contribuito al settimo programma quadro di ricerca e sviluppo della Commissione Europea, da poco concluso, con 900 milioni di euro. La ricerca italiana è riuscita a conquistarne solo i due terzi. Sottofinanziare la ricerca scientifica la indebolisce anche nella competizione per risorse internazionali.

Il caso dell’European Research Council è emblematico. Sono usciti da poco i risultati dei prestigiosi “consolidator grant”: 300 ricercatori finanziati per progetti di ricerca pluriennali di circa 2 milioni di euro l’uno. Ben 30 sono di nazionalità italiana, ma 18 di essi useranno il finanziamento in altre nazioni europee. Dove già lavorano o dove porteranno una dote cospicua per accelerare la propria carriera. Complimenti a tutti loro, e un voto negativo per l’attrattività del sistema nazionale.

In queste settimane fa notizia l’astensione dalla VQR dei docenti universitari che chiedono il riconoscimento, almeno ai fini dell’anzianità di carriera, degli ultimi 5 anni di blocco dello stipendio. La protesta è supportata da una base molto ampia e include scienziati di grande valore.

La valutazione della qualità della ricerca è fondamentale per un migliore uso delle risorse. La procedura è molto sensibile e basta un’astensione di pochi punti percentuali per inficiare la valutazione e renderla inutilizzabile dal punto di vista tecnico e conoscitivo. La VQR finirebbe per misurare solo il livello della protesta.

La ricerca italiana può superare questo momento con successo, perché la situazione è seria ma non compromessa. Con umiltà, mi permetto di dire che sarebbe un bel segnale di attenzione da parte della Ministra Giannini riconoscere la situazione e rinviare la VQR di alcuni mesi, in modo da recuperare la serenità necessaria per discutere e affrontare le istanze della ricerca e dei ricercatori italiani, nella prospettiva di rafforzare il Paese.

(photo credits: l’immagine è stata estratta dal sito di EGO)

L’Università di Pisa e le classifiche

Le classifiche internazionali sono tutte discutibili. Le metodologie contengono pesi che ci sembrano non appropriati, parametri non ragionevoli. E sicuramente mancano fattori importanti.

Però.

Quando classifiche diverse, basate su metodologie diverse, piazzano l’Università consistentemente fuori dalla top 5 in Italia, non si può essere contenti.

Questa è la tabella della posizione dell’Università di Pisa nelle più note classifiche internazionali e nazionali. Nella seconda colonna c’è la posizione nella classifica internazionale. Nella terza la posizione nella classifica ridotta nazionale.

tabella_ranking

Voglio concentrarmi sulle posizioni nazionali. Le altre università italiane sono soggette agli stessi tagli da parte dei Ministeri, alla stessa normativa. La classifica limitata alle università italiane è quindi dovuta alle politiche delle singole università.

Come si può notare, c’è una seconda posizione per Pisa! Beh, non è una contraddizione con quanto scrivo sopra. Come vedremo, nasconde un problema serio.

Se consideriamo le classifiche nazionali, che considerano poco la ricerca, Pisa è in posizione 24 per il Sole 24 ore, e in posizione 22 per la grande guida Censis-La Repubblica.
Le classifiche internazionali sono più generose. Considero solo le quattro più conosciute, e tutte valutano Pisa un po’ meglio delle classifiche nazionali. La classifica Times Higher Education (THE) ci pone in posizione 19 tra le italiane (a parità con altre), la CWUR in posizione 8, Quacquarelli Symonds (QS) in posizione 7, e infine la classifica di Shanghai (ARWU) in posizione n. 2 tra le italiane, dopo la Sapienza di Roma.

Il secondo posto nazionale nella classifica ARWU nasconde un problema: è basato tutto sul passato.

Infatti, dei parametri che compongono il punteggio ARWU, due considerano gli Award. Un 10% del punteggio totale è attribuito sulla base degli ex-studenti che hanno ricevuto un Nobel o una medaglia Fields. Un 20% sulla base dei docenti che hanno ricevuto Nobel e medaglie Fields mentre erano in servizio.

Sono situazioni molto elitarie che spingono Pisa in alto, perché sono parametri per cui Pisa è prima in Italia. Fermi e Rubbia sono ex-studenti dell’Università di Pisa premiati con il Nobel per la Fisica (ancora contano). Bombieri ha ricevuto la medaglia Fields nel 1974, mentre era professore di analisi matematica presso l’Università di Pisa (dal 1966 al 1974).

C’è anche una classifica ridotta, sempre sul sito ARWU, che esclude gli Award, e valuta solo i rimanenti parametri, basati sul presente. In questa classifica ridotta, UniPI è nella posizione n. 12 in Italia.

La sensazione forte è che l’Università sia una signora di antica nobiltà, decaduta. Un grande passato, ma un presente da mezza classifica.

La tradizione è prestigiosa ma da sola non basta. Il territorio ha una concentrazione unica di ricerca e ricercatori, ma non basta.

È la politica dell’Ateneo che deve essere davvero ambiziosa ed elevare la qualità e il prestigio dell’Università in ogni singolo aspetto e in ogni area disciplinare.

La guida dell’Ateneo deve essere ambiziosa e determinata, per rendere Pisa un’Università leader in Italia e inserirla nella mappa delle grandi università del mondo.

Le classifiche – poi – si aggiusteranno da sole.