Improbabile Rock Star

Ecco, secondo me tutta la stoffa di Phil Collins si vede nel Live Aid dell’85.

Con una luce impietosa, un abbigliamento ridicolo, la fama da traditore del rock vero, dei capelli tristissimi, delle riprese quasi oscurate, un assolo con uno strumento che non è il suo e che suona con tre dita (facendo anche qualche sbaglio), propone una canzone perfetta come Against All Odds. E spacca.

Phil Collins è tornato a 65 anni con una serie di concerti, un album di singoli, e un’autobiografia. Roba da ragazzi anni ’80, comunque. Ho provato a far vedere il video alle bimbe ma con loro non funziona neanche un po’.

La calma e la forza

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Ho inviato stasera un messaggio a tutti i colleghi del personale docente, tecnico e amministrativo dell’Università di Pisa. Il testo è qui sotto.

Care colleghe e cari colleghi, 

non vi scrivo per commentare la mozione approvata ieri dal Consiglio di Amministrazione della nostra Università.

Vi scrivo perché sono convinto, come candidato alla carica di Rettore, che sia mio dovere intervenire per dire quale sarà il primo  obiettivo che mi porrò una volta eletto: annullare questa mozione e ogni azione discriminatoria e punitiva nei confronti dei partecipanti all’astensione temporanea dalle procedure VQR.

Scrivo con la calma e la forza che derivano dalla consapevolezza che non esistono forme di protesta perfette. L’astensione dalla VQR è una protesta serena e civile, non crea disagio a studenti e colleghi di lavoro, non può creare danni economici se l’Università stessa e i Rettori dimostrano un minimo di compattezza.

I Rettori potrebbero difendere la ricerca italiana in modo molto più efficace chiedendo con fermezza alla Ministra Giannini – anche tramite gli organi di stampa – un rinvio dei termini della VQR, sulla base dell’evidenza che una valutazione della ricerca fatta con una protesta in corso sarebbe completamente falsata. Misurerebbe il livello della protesta, non la qualità della ricerca.

Sarebbe – quello sì – uno spreco di denaro pubblico.

Sarebbe – infine – una cosa fatta male tanto per farla, a danno dell’ANVUR, del Ministero, del Paese.

Buona serata

Giuseppe Iannaccone 

La ricerca italiana vuole rispetto, attenzione e risorse

Questo è un mio commento pubblicato il 14 o il 15 febbraio scorso in molti quotidiani locali del Gruppo l’Espresso (questo il link all’articolo sul sito de Il Tirreno del 14 febbraio). Riporto il testo qui sotto.

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La ricerca italiana è in uno stato di forte eccitazione. È spesso nel flusso delle notizie: una petizione pubblica molto partecipata, fiammate polemiche su facebook, una protesta realizzata con l’astensione dalla valutazione della qualità della ricerca (la VQR), una forte emozione e una campagna di comunicazione formidabile per l’osservazione diretta delle onde gravitazionali.

C’è un motivo profondo: la ricerca italiana vuole attenzione e rispetto. Più risorse, da usare meglio. È veramente la linea del Piave per la ricerca. Resistere per rimanere tra i grandi paesi, o retrocedere nel mucchio.

Vediamo i numeri: La media dei paesi OCSE finanzia la ricerca nazionale con il 2.36% del PIL, mentre l’Italia con l’1.26% del PILL’Italia ha l’ottavo PIL del mondo ed è una grande potenza scientifica: ottava per citazioni, settima per fattore h (due comuni misure bibliometriche).

Ma dall’interno è chiaro che questa ottima posizione non è sostenibile se non arriva una svolta vera da parte del Governo nei confronti della ricerca. Per questo l’agitazione.

La petizione su change.org di Giorgio Parisi, uno dei più noti fisici teorici del mondo, segue una lettera di 69 scienziati italiani sulla rivista Nature. Chiede all’Unione Europea di spingere i governi nazionali a mantenere il finanziamento della ricerca a un livello superiore alla semplice sopravvivenza. Parisi e gli altri fanno notare che l’Italia ha contribuito al settimo programma quadro di ricerca e sviluppo della Commissione Europea, da poco concluso, con 900 milioni di euro. La ricerca italiana è riuscita a conquistarne solo i due terzi. Sottofinanziare la ricerca scientifica la indebolisce anche nella competizione per risorse internazionali.

Il caso dell’European Research Council è emblematico. Sono usciti da poco i risultati dei prestigiosi “consolidator grant”: 300 ricercatori finanziati per progetti di ricerca pluriennali di circa 2 milioni di euro l’uno. Ben 30 sono di nazionalità italiana, ma 18 di essi useranno il finanziamento in altre nazioni europee. Dove già lavorano o dove porteranno una dote cospicua per accelerare la propria carriera. Complimenti a tutti loro, e un voto negativo per l’attrattività del sistema nazionale.

In queste settimane fa notizia l’astensione dalla VQR dei docenti universitari che chiedono il riconoscimento, almeno ai fini dell’anzianità di carriera, degli ultimi 5 anni di blocco dello stipendio. La protesta è supportata da una base molto ampia e include scienziati di grande valore.

La valutazione della qualità della ricerca è fondamentale per un migliore uso delle risorse. La procedura è molto sensibile e basta un’astensione di pochi punti percentuali per inficiare la valutazione e renderla inutilizzabile dal punto di vista tecnico e conoscitivo. La VQR finirebbe per misurare solo il livello della protesta.

La ricerca italiana può superare questo momento con successo, perché la situazione è seria ma non compromessa. Con umiltà, mi permetto di dire che sarebbe un bel segnale di attenzione da parte della Ministra Giannini riconoscere la situazione e rinviare la VQR di alcuni mesi, in modo da recuperare la serenità necessaria per discutere e affrontare le istanze della ricerca e dei ricercatori italiani, nella prospettiva di rafforzare il Paese.

(photo credits: l’immagine è stata estratta dal sito di EGO)

L’Università di Pisa e le classifiche

Le classifiche internazionali sono tutte discutibili. Le metodologie contengono pesi che ci sembrano non appropriati, parametri non ragionevoli. E sicuramente mancano fattori importanti.

Però.

Quando classifiche diverse, basate su metodologie diverse, piazzano l’Università consistentemente fuori dalla top 5 in Italia, non si può essere contenti.

Questa è la tabella della posizione dell’Università di Pisa nelle più note classifiche internazionali e nazionali. Nella seconda colonna c’è la posizione nella classifica internazionale. Nella terza la posizione nella classifica ridotta nazionale.

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Voglio concentrarmi sulle posizioni nazionali. Le altre università italiane sono soggette agli stessi tagli da parte dei Ministeri, alla stessa normativa. La classifica limitata alle università italiane è quindi dovuta alle politiche delle singole università.

Come si può notare, c’è una seconda posizione per Pisa! Beh, non è una contraddizione con quanto scrivo sopra. Come vedremo, nasconde un problema serio.

Se consideriamo le classifiche nazionali, che considerano poco la ricerca, Pisa è in posizione 24 per il Sole 24 ore, e in posizione 22 per la grande guida Censis-La Repubblica.
Le classifiche internazionali sono più generose. Considero solo le quattro più conosciute, e tutte valutano Pisa un po’ meglio delle classifiche nazionali. La classifica Times Higher Education (THE) ci pone in posizione 19 tra le italiane (a parità con altre), la CWUR in posizione 8, Quacquarelli Symonds (QS) in posizione 7, e infine la classifica di Shanghai (ARWU) in posizione n. 2 tra le italiane, dopo la Sapienza di Roma.

Il secondo posto nazionale nella classifica ARWU nasconde un problema: è basato tutto sul passato.

Infatti, dei parametri che compongono il punteggio ARWU, due considerano gli Award. Un 10% del punteggio totale è attribuito sulla base degli ex-studenti che hanno ricevuto un Nobel o una medaglia Fields. Un 20% sulla base dei docenti che hanno ricevuto Nobel e medaglie Fields mentre erano in servizio.

Sono situazioni molto elitarie che spingono Pisa in alto, perché sono parametri per cui Pisa è prima in Italia. Fermi e Rubbia sono ex-studenti dell’Università di Pisa premiati con il Nobel per la Fisica (ancora contano). Bombieri ha ricevuto la medaglia Fields nel 1974, mentre era professore di analisi matematica presso l’Università di Pisa (dal 1966 al 1974).

C’è anche una classifica ridotta, sempre sul sito ARWU, che esclude gli Award, e valuta solo i rimanenti parametri, basati sul presente. In questa classifica ridotta, UniPI è nella posizione n. 12 in Italia.

La sensazione forte è che l’Università sia una signora di antica nobiltà, decaduta. Un grande passato, ma un presente da mezza classifica.

La tradizione è prestigiosa ma da sola non basta. Il territorio ha una concentrazione unica di ricerca e ricercatori, ma non basta.

È la politica dell’Ateneo che deve essere davvero ambiziosa ed elevare la qualità e il prestigio dell’Università in ogni singolo aspetto e in ogni area disciplinare.

La guida dell’Ateneo deve essere ambiziosa e determinata, per rendere Pisa un’Università leader in Italia e inserirla nella mappa delle grandi università del mondo.

Le classifiche – poi – si aggiusteranno da sole.

Cosa penso del boicotaggio della VQR e cosa farò se sarò eletto Rettore

Seize the Day

Ho ricevuto dalla collega Anna Iuliano e da altri colleghi la richiesta di esprimere la mia posizione sul tema della protesta per il mancato riconoscimento ai fini giuridici del periodo 2011-2015, attuata attraverso l’astensione dalle procedure VQR. La richiesta è stata inviata anche ad altri candidati alle prossime elezioni per il Rettore (la lettera è integralmente riportata in calce a questo messaggio).

Ringrazio per la domanda e per l’attenzione e rispondo molto volentieri, in modo pubblico.

La mia posizione sulla protesta e sull’astensione dalla VQR

Ho aderito alla protesta firmando la lettera insieme a 66 colleghi del mio Dipartimento (sui 79 del DII) il 3 febbraio scorso e astenendomi dalle procedure VQR. La partecipazione del DII – un dipartimento forte nella ricerca – è stata ampia e convinta.

Ho pubblicato un mio intervento nello stesso giorno “Prima il rispetto, poi la valutazione” in cui spiego il mio punto di vista (mi piace essere valutato, ma voglio essere rispettato). Il post è qui, per chi lo vuole leggere, ed è stato citato ieri da La Nazione.

Ho scritto nel mio programma il 18 gennaio, al punto #2 della lista, che il Rettore deve prendere “una posizione decisa nel dibattito pubblico a favore delle istanze giuste provenienti dalla comunità universitaria e dal Paese”.

È mia abitudine essere esplicito e mettermi direttamente in gioco. Quindi chiedo: gli altri candidati hanno aderito alla protesta e si sono astenuti dalla VQR? o no?

Il mio atteggiamento nei confronti dei partecipanti alla protesta, se sarò eletto Rettore

Proporrò con convinzione agli Organi di far cadere i provvedimenti punitivi nei confronti di coloro che si astengono dalle procedure VQR (punto 3 della delibera del Senato Accademico n. 170 del 7 ottobre 2015, che conferma la delibera del SA n. 245 del 26 ottobre 2011).

Tali provvedimenti non tengono conto del fatto che oggi l’astensione sia la forma prescelta per la protesta, e non una semplice inadempienza. Sono pertanto incompatibili con un Rettore e un governo dell’Ateneo che vogliano supportare le giuste istanze della comunità universitaria.

Verso il ministero e l’ANVUR, chiederò pubblicamente e con forza che le istanze dei docenti siano accettate e che la valutazione sia sospesa finché le condizioni non consentano un esercizio sereno. La valutazione è una misura del sistema: il meccanismo VQR previsto, con la protesta in corso, darebbe una misura totalmente falsata, e pertanto dannosa e inutile, della ricerca universitaria. Misurerebbe soltanto l’adesione alla protesta.

Il testo della lettera ricevuta

Da: Anna Juliano (anna.iuliano@unipi.it) – 4 febbraio 2016

Egregi Professori,

siamo parte di un gruppo che coordina a livello locale l’iniziativa del Prof. Ferraro contro il blocco degli scatti stipendiali per l’anno 2015 ed il mancato riconoscimento ai fini giuridici del quadriennio 2011-14. Questa protesta ha come modalità l’astensione dalle procedure VQR fino a quando le legittime richieste della docenza universitaria non saranno recepite dal governo.

Ci rivolgiamo a voi in quanto avete espresso al corpo elettorale la volontà di candidarvi alla carica di Rettore e vi chiediamo di esprimere, mediante un messaggio a tutti i docenti dell’ateneo, la vostra posizione su questo tema e quale sarebbe il vostro atteggiamento, qualora foste eletti, nei confronti di coloro che si asterranno dal partecipare alla valutazione.

In allegato trovate la lettera aperta del Prof. Mazzarella al Presidente della Repubblica ed un articolo uscito sul Fatto su questo tema.

Confidando nella vostra collaborazione,

Michele Barsanti
Carlo Bibbiani
Susi Burgalassi
Antonella Del Corso
Francesca Fedi
Alfredo Ferrarin
Filippo Giannetti
Anna Iuliano
Paolo Luschi
Salvo Marcuccio
Umberto Mura
Sergio Pinna
Silvia Venturi
Alessandra Veronese
Stefania Zanforlin
Maria Angela Zumpano

Prima il rispetto, poi la valutazione.

Diem-4

A me piace essere valutato. Ma prima voglio essere rispettato.

Oggi 66 colleghi ed io (sui 79 del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa) abbiamo scritto al Rettore che boicotteremo la valutazione della qualità della ricerca (la VQR), finché non verrà riconosciuta l’anzianità di servizio maturata degli anni 2011-2015, durante i quali gli stipendi dei docenti universitari sono stati bloccati (la lettera è questa).

Tutte le categorie del pubblico impiego che hanno subito un blocco dello stipendio negli anni passati hanno poi visto il riconoscimento dell’anzianità pregressa.

Tranne i docenti universitari.

È grave ed è un segno di disprezzo per la nostra categoria.

Dopo il riconoscimento di queste giuste istanze, interromperemo il boicottaggio.

Perché i miei colleghi ed io non siamo contrari alla valutazione. Durante la scorsa VQR (2006-2010) il mio Dipartimento è finito nel top 10% dei dipartimenti di Ingegneria Industriale e dell’Informazione (nella distribuzione virtuale di Poggi – i freak della valutazione come me sanno che vuol dire).

Sapete a quanti tipi di valutazione mi sottopongo, spesso volontariamente (come me molti colleghi, più di ogni altra categoria tranne gli sportivi di professione)? Guardate quest’elenco semiserio, sapete che mi piacciono le liste.

  1. Valutazione bibliometrica: Citation report del database Web of Science -Thomson Reuters
  2. Valutazione bibliometrica: Citation report del database Scopus (solo su abbonamento)
  3. Valutazione bibliometrica automatica: Google Scholar
  4. Valutazione degli studenti sulla didattica (per ogni corso che facciamo).
  5. Valutazione degli utenti YouTube su i video delle mie lezioni dal 2013 ad oggi (quasi 300 ore di video, in presa diretta con le papere e tutto il resto)
  6. Valutazione tra pari del comitato per la selezione dei Fellow dell’American Physical Society.
  7. Valutazione tra pari del comitato per la selezione dei Fellow dell’Institute of Electronics and Electrical Engineers.
  8. Classifica dei Top Italian Scientists (automatica)
  9. Ranking di ResearchGate.net (un bellissimo social network di ricercatori).
  10. Elezione a Rettore dell’Università di Pisa (tra qualche mese). Più valutazione di così!

On the useless business plan for startups

On Amazon and Bezos, two myths of this generation (and of mine). Please consider that Amazon started shipping books in 1995. From Brad Stone’s new book on Bezos and Amazon:

  • Amazon's Business plan sent in 1995 to outside investors:
    Year 2000: Sales 74M$, Profits 0 (breakeven).

  • Real World
    Year 2000: Sales 1.6B$, Loss 1.4B$.

Useful ah?

And it was before dot.com boom.

The power of a good presentation

It is always hard to let people understand distributions in a quantitative way. Often also science-trained people are not good at grasping the nuances of distributions.

This video does the perfect job. It guides you through data and distributions, and calmly prepares you for a shock. Numbers can be used to tell a story.

What also I like a lot is that they provide the data sources, for anybody to check, and that they use a very quiet tone.

No matter whether you agree or not with the underlying thesis, you should appreciate the power of this presentation.

p.s. The only thing that seems a bit sloppy to me is when at some point they swiftly switch subject by talking first of wealth distribution and then of income distribution. The two things are of course really different but this often can induce confusion in viewers (newspapers are also terrible about this).

Malala al Daily Show

Lancio mondiale del suo libro “I am Malala”. Evidentemente tutta l’operazione è costruita per trarre il maggior vantaggio possibile dalla candidatura al Nobel per la Pace (era tra i favoriti). Però, se guardate, qui l’intervista al Daily Show, ci sono una passione, una presenza e una proprietà di linguaggio eccezionali. E ha 16 anni. La battuta più bella è quella del lancio della scarpa, al minuto 5. Bella anche quella di Jon Stewart, “il tuo amore per l’educazione mi ricorda quello dei miei figli”. Sentite almeno i primi 6 minuti. Perché valgono.

Leverage: Bill Gates 2.0 interview

The first version of Bill Gates was impressive. The second one is becoming super human. Wealth can provide incredible leverage.

If you have time, this interview of Bill Gates by Charlie Rose on CBS 60 minutes last week is awesome. As it is the web-only overtime interview below.

 

You want to have the right heroes

Nice Warren Buffett interview. The best quotes:

  • “If you tell me who your heroes are, I’ll tell you how you’ll turn out.” 
  • “You’re going to [bet on] the person that has the right habits
  • “You want to hang around with people that are better than you are”
  • Look at the persons you admire the most. Write down their qualities. Try to cultivate them yourself
  • “Try to do the job you would do if you were independently rich. It cannot get any better than that”
  • “It’s useful to take a job as a salesperson, just to learn to interact with people”
  • “If you just do something extra every day, I will be perceived as exceptional”
  • “You cannot let other people set your agenda in file. Learn to say no”
  • “You need to get on the right train. Some businesses are inherently more difficult than others”

Watch live streaming video from levoleague at livestream.com

Four things for the weekend

A short list of things that stroke me this weekend

Note to self: Be in this moment

Dick Costolo’s commencement speech at U. Michigan. Very funny and very inspiring. Just 17 minutes.

My take-home notes

  1. Be in this moment
  2. Make courageous choices.
  3. You cannot draw that path looking forward
  4. What a speaker! (“When I was your age, we didn’t have the Internet in our pants”)

Il fattore di moltiplicazione

Acumen Fund propone da più di 10 anni un modello di organizzazione filantropica organizzata come un fondo di investimento. Non fa donazioni, ma investe capitale paziente in iniziative imprenditoriali che abbiano un ritorno finanziario e sociale. Il ritorno finanziario è importante perché consente che l’iniziativa si autosostenga anche dopo l’intervento filantropico. Acumen reinveste tutto il ritorno finanziario in altre iniziative, moltiplicando l’effetto delle donazioni iniziali.

È il fattore di moltiplicazione che mi piace. Perché quasi sempre la produttività del lavoro e delle risorse nelle iniziative filantropiche è troppo bassa.

Le sedi di Acumen sono quasi solo in Nord America e Asia. In Europa solo Londra e Oslo. Stay tuned…