Improbabile Rock Star

Ecco, secondo me tutta la stoffa di Phil Collins si vede nel Live Aid dell’85.

Con una luce impietosa, un abbigliamento ridicolo, la fama da traditore del rock vero, dei capelli tristissimi, delle riprese quasi oscurate, un assolo con uno strumento che non è il suo e che suona con tre dita (facendo anche qualche sbaglio), propone una canzone perfetta come Against All Odds. E spacca.

Phil Collins è tornato a 65 anni con una serie di concerti, un album di singoli, e un’autobiografia. Roba da ragazzi anni ’80, comunque. Ho provato a far vedere il video alle bimbe ma con loro non funziona neanche un po’.

Eccezione Italia

Di nuovo sull’uso delle capacità delle persone nel lavoro. Questa figura è estratta dal rapporto Skills Outlook 2013 dell’OCSE: indica per ogni paese l’uso della capacità di lettura nel lavoro e la produttività di ogni ora lavorata (ho aggiunto un cerchietto rosso intorno al dato corrispondente all’Italia).

L’Italia sembra proprio un’eccezione, un “outlier” statistico. Questo dato è consistente con quello che mostravo pochi giorni fa sul sottoimpiego dei lavoratori italiani, ed è una cosa di cui sono convinto. Mi sorprende il fatto che non si rifletta in una penalizzazione sulla produttività, ma non riesco a darmi una spiegazione evidente e vorrei capire meglio come sono stati raccolti i dati.

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Innovazione in cucina

Il numero di brevetti ottenuti è un indice forte della capacità di introdurre nel mercato prodotti ad alto valore aggiunto. Lo “state of innovation” report del 2016 di Thomson Reuters valuta la capacità di innovazione in alcuni settori industriali sulla base dei brevetti ottenuti ogni anno.

Per quanto si parli di casa intelligente, il 43% dei brevetti internazionali depositati nel 2015 relativi alla casa sono legati alla cucina (?). Più di pulizie, domotica, climatizzazione, cura della persona.

La cucina è italiana o francese, no? Beh però a brevettare in cucina sono sopratutto asiatici. Tra le prime 10 solo una tedesca. Italiani e francesi molto, molto più giù.

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Top 10 Kitchen Innovators in Europe (from State of Innovation 2016 Report

Iterations: IT and the Internet

Last week Ben Thompson published this long post on Stratechery on the IT Era and the Internet Revolution.

I like this synthetic and important concept:

This is the critical difference between the IT-era and the Internet revolution: the first made existing companies more efficient, the second, primarily by making distribution free, destroyed those same companies’ business models.

The important insight is that in a first phase the widespread use of IT increased productivity and earnings, by streamlining production. But only when IT and Internet streamlined distribution, incumbent companies crumbled down.

Many markets have been completely destroyed and re-built (on a smaller scale) by Internet giants and newcomers.

The newspaper business is a shadow of what it used to be. So are travel agencies and directory companies. Their business model, i.e. the capability to get paid, was enabled by owning distribution (not the mithical means of production).

What will the next step be? My hunch is that it could be “accreditation”. Then it is going to be hard for the Education and Health sectors.

Again, this is a good opportunity for existing Universities and Schools, for Health Companies and Hospitals, to move first.

But it also a good opportunity for newspapers to play a new game.

Luigi Zingales in Conversations with Tyler

Ho ascoltato qualche giorno fa Luigi Zingales nel podcast di Tyler Cowen, e ho visto che il video è disponibile su Youtube.

È davvero una bella conversazione, pensata e svolta non a favore di un grande pubblico televisivo italiano, ma per un piccolo pubblico ricercato americano (George Mason University). Cambiano i toni, i ragionamenti si fanno con maggiore respiro, senza cercare la battuta a effetto a tutti i costi. È la cosa che preferisco dei podcast migliori.

Zingales è stato brillante su uno spettro ampio di temi: lo stato dell’economia e della politica in Italia, le differenze culturali tra Italia e Stati Uniti, il brigantaggio meridionale, Trump, l’Euro e il debito pubblico italiano, Starbucks e i caffè italiani. Non sono d’accordo su tutto, ma vale la pena ascoltarlo.

La trascrizione completa dell’intervista è qui, con un link all’audio e al video.

What the iPhone means for IC production

I always insist with my students that the smartphone is the reference electronic system. Smartphone fabrication requires more integrated circuits than any other market segment in the Electronic Systems Industry. More than PCs, much more than automotive applications.

The data below from recent TSMC’s third quarter presentation come handy. TSMC – Taiwan Semiconductor Manufacturing Corporation – is not a household name, but is the largest semiconductor foundry, i.e. semiconductor manufacturer for third parties. For example, TSMC is the manufacturer of the A10 processor of the iPhone 7, and of many Snapdragon processors of high-end Android phones.

60% of TMSC’s revenue in 3Q come from “Communication” applications, which means smartphones.

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3Q16 Revenue by Application, from TSMC 3Q 2016 presentation
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3Q2016 Revenue by Technology, from TSMC 3Q 2016 presentation

In terms of a breakdown per technology type, 31% of revenue is from the 16/20 nm CMOS process, which is mainly use for high performance smartphone processors. The steep increase in 3Q 2016 revenue from 16/20 nm technology one can see in the rightmost bar in the figure below is most likely due the production of the A10 processor of the iPhone 7.

No sign of Moore’s law slowing down from these data, by the way.

I lavoratori italiani sono di gran lunga sotto impiegati

La figura qui sotto è presa dal rapporto OCSE 2016 sul lavoro (OECD 2016 Employment Outlook). Si basa su un indagine delle competenze della popolazione e delle competenze usate nel lavoro in 33 paesi, attraverso più di 150.000 interviste ad adulti tra i 16 e i 65 anni.

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L’Italia è in fondo alla classifica per le competenze linguistiche (cioè comprensione del testo e capacità di scrivere nella propria lingua) e numeriche. È in compagnia di Grecia, Spagna e Israele, ma a guardar bene non è poi molto lontano dai grandi paesi europei.

Più gravemente, per l’Italia le competenze medie richieste nel lavoro (indicate con il rombo nero) sono molto minori dalle competenze medie della popolazione (la barra blu). Cioè: i lavoratori italiani sono in media ampiamente sotto impiegati.

Da tanto tempo credo che questo sia il punto di partenza per capire la scarsa competitività nazionale, il poco interesse della politica per l’istruzione, le paghe basse, e anche l’emigrazione di laureati.

Ma una risorsa sotto-utilizzata è anche una evidente opportunità: come fare per usarla meglio?

Grazie

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Ho da poco chiamato il Prof. Paolo Mancarella per congratularmi per la sua elezione a Magnifico Rettore dell’Università di Pisa e per augurargli buon lavoro.

È per me il momento di esprimere profonda gratitudine a tutti coloro che hanno creduto nella mia candidatura, a tutti coloro che mi hanno concesso il loro voto, a coloro che mi hanno offerto il loro sostegno pubblico e convinto.

Io ho tutta la responsabilità della mia sconfitta. Sono riuscito a rendere la mia proposta convincente per un’ampia minoranza, ma non per i più. Mi dispiace soprattutto per i molti che hanno creduto nell’occasione di un cambiamento profondo.

Questi mesi di campagna elettorale mi hanno consentito di conoscere meglio l’Ateneo, di conoscere persone desiderose soprattutto di poter svolgere bene il proprio lavoro, animate da un senso di appartenenza che è difficile trovare in altre istituzioni.

Ho svolto una campagna elettorale basata su una visione alta dell’Università e sulla proposta di una serie di tesi e di azioni concrete per il governo dell’Ateneo. Ho raccolto un consenso basato sulla condivisione di un progetto e sulla fiducia nella capacità di realizzarlo. Un consenso non precostituito, ma conquistato giorno per giorno, nei colloqui con singoli e con gruppi, nei confronti pubblici, negli interventi scritti. Un consenso in alcuni casi inatteso e emozionante.

In un’istituzione come la nostra, fondata sulla creazione e la condivisione di idee, quest’idea di università ha conquistato molti animi. Ha generato un grande voto di opinione nella direzione di un’università più ambiziosa, capace di scegliere una rotta nuova. Ne sono orgoglioso e ne sento la responsabilità.

Mi rimane il dispiacere non essere riuscito a fare diventare maggioranza questa opinione.

Esprimo di nuovo i migliori auguri al Prof. Mancarella. Ho potuto apprezzare la sua passione sincera, pur nella differente visione di Università. I dibattiti di questi mesi hanno posto i diversi punti di vista all’attenzione di tutti. Sono stimoli importanti per chi dovrà governare, se vorrà coglierli.

Il triplice fischio indica la fine della partita. Ora torneremo tutti a lavorare per la stessa istituzione, ognuno con il proprio ruolo.

Auguri davvero a tutta la comunità universitaria. Agli studenti, perché ricordino questi come i loro anni migliori, gli anni della formazione e della trasformazione. A tutti i colleghi del personale docente, tecnico e amministrativo, perché possano svolgere il loro lavoro con serenità e fierezza. Ed entusiasmo!

Un caro saluto

Giuseppe Iannaccone

 

Il bivio per il voto di lunedì

Two roads diverged in a yellow wood (photo by Ann Fisher from flickr)
Two roads diverged in a yellow wood (photo by Ann Fisher from flickr)

Davvero grazie a tutti coloro che hanno votato per me al primo turno.

Ho cominciato la campagna elettorale da solo, con il sogno di un’università migliore. Difendendo un’idea alta di università come luogo in cui la cultura viene creata, viene insegnata agli studenti e viene trasmessa al resto della società. Un’università che non ha paura di confrontarsi con i migliori atenei internazionali e che è guidata da un rettore presente nel discorso pubblico. Un’università che punti ad essere un motore di sviluppo sociale, economico e culturale nel Paese, e un modello di organizzazione per le amministrazioni pubbliche.

È una visione che richiede un deciso cambio di rotta. 

Ero solo a ottobre, quando ho lanciato la mia proposta. Ieri avevo al mio fianco circa 600 elettori, corrispondenti a 329 voti. Provo vera gratitudine e un forte senso di responsabilità per l’adesione ideale e la fiducia.

A secondo turno incontrerò il Prof. Paolo Mancarella, che ha ricevuto 879 voti al primo turno su una proposta di sostanziale continuità con l’attuale governo dell’ateneo e sostenuta dall’attuale establishment (non uso la parola “gotha” come Il Tirreno perché mi fa sorridere).

Sapete che le rimonte mi motivano. È più facile essere conservatori. È forse più rassicurante. Ma credetemi, in assenza di un reale cambiamento di rotta l’Università di Pisa sarà destinata alla marginalità.

Amo molto la terzina finale della poesia di Robert Frost “The road not taken”:

Due strade divergevano in un bosco, ed io —
Io presi quella meno battuta,
E questo ha fatto tutta la differenza.

Invidio molto i candidati alle amministrative che hanno due settimane tra i due turni e possono fare una campagna vera. Per parte mia, oggi e nel fine settimana sarò presso il mio dipartimento, disponibile a illustrare meglio la mia proposta a chiunque sia interessato.

Come avevo annunciato, la mia posizione è invariata. Ogni voto per me è un voto per un’università che investe davvero sulla qualità della ricerca e della formazione, nel senso che ho indicato nel mio discorso programmatico. Che vuole avere grandi numeri di studenti e laureati attraverso l’innalzamento della qualità delle missioni dell’ateneo, non mediante politiche paternalistiche. Dove il governo ascolta tutti ma chiede il voto per una visione chiara.

Lunedì si comincia a urne vuote dallo zero a zero.

Non abbiate paura di seguire la strada meno battuta a primo turno. Soprattutto, andate a votare, perché ogni voto conta, ogni voto è un segnale nella direzione del tipo di università che vogliamo e delle istanze che vogliamo siano considerate nel governo dell’Ateneo.

Buona giornata e soprattutto buon voto da lunedì

Giuseppe Iannaccone

366 6709149

Uno stimolo a impegnarsi sempre di più

Dal Tirreno del 4 Giugno 2016. È davvero uno stimolo a impegnarsi sempre di più.

richiamo in prima

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